Hell Clock, pubblicato il 22 luglio 2025 da Mad Mushroom e sviluppato da Rogue Snail, racconta una versione dark‑fantasy della Guerra di Canudos, un conflitto storico avvenuto realmente in Brasile alla fine del XIX secolo, con circa 25.000 vittime. Il giocatore veste i panni di Pajeú, un guerriero incaricato di salvare l’anima del suo mentore, il Consigliere, dalle profondità di un inferno infestato da demoni. Ogni discesa nel purgatorio altera il tempo e aumenta i poteri del protagonista, che affronta non morti e i residui spettrali di ingiustizie storiche.
Uno sguardo sulla trama
La trama fonde storia reale e mitologia, intrecciando temi di resistenza, perdita e giustizia. La narrazione è resa ancora più intensa grazie alla presenza di dialoghi in portoghese brasiliano, con doppiaggio autentico che radica l’esperienza nel contesto culturale originale. Se si imposta l’audio in portoghese, il gioco guadagna di realismo e atmosfera. Le cinematics, con uno stile pittorico cupo e suggestivo, amplificano il peso emotivo della storia e offrono un forte impatto visivo.
Come si presenta Hell Clock?
Dal punto di vista del gameplay, Hell Clock è un roguelite ARPG che si ispira ai grandi del genere come Hades, Diablo e Path of Exile: top‑down isometrico, combattimenti frenetici e sistemi di loot e progressione profonda. La meccanica centrale è il “Hell Clock” stesso: un timer che scandisce la durata di ciascuna run, creando una senso costante di urgenza. Se il timer esaurisce, la run termina, ma si conservano risorse per il progressi meta‑game. Le run durano tipicamente una ventina di minuti e incoraggiano uno stile di gioco aggressivo e rapido, anche se il titolo offre una modalità “rilassata” che disattiva il timer per chi preferisce un’esperienza più narrativa.
In combattimento, il ritmo è elevatissimo: Pajeú può eseguire attacchi con coltelli fulminei, brandire una campana gigantesca o usare armi da fuoco laterali come mini‑gun. Le abilità si combinano in sinergie devastanti grazie a reliquie, potenziamenti temporanei e un albero delle abilità a costellazione chiamato la Great Bell. Tale soluzione permette di modellare build da mago evocativo o da guerriero da mischia con effetti sorprendenti. Allo stesso tempo, il gioco introduce una progressione meta‑run gestita tramite Soulstones. Ogni run conferisce queste risorse che aumentano il Memory Level, permettendo di guadagnare punti abilità da spendere in potenziamenti permanenti come estensioni di tempo, salti di piano, bonus alle statistiche e altro ancora.

Il sistema del bottino è intrinsecamente robusto. Reliquie di diverse rarità e con affissi variabili cadono dai nemici, e ognuna può alterare significativamente il funzionamento delle abilità. Si possono combinare effetti come bleed, danno ad area, conversione elementale e altro ancora. Anche i duplicati hanno senso perché ciascuna è generata con affissi unici . I potenziamenti temporanei ottenuti nella run collaborano con quelli permanenti, creando nuove dinamiche e spingendo a sperimentare build diverse ogni volta.
Allo stato attuale in cui stiamo scrivendo la recensione, l’End Game del gioco si trova in fase Beta con un aggiornamento rilasciato il 29 luglio – per saperne di più è possibile visitare la pagina dedicata all’aggiornamento su Steam.
L’aspetto grafico?
La grafica è un altro punto forte. Lo stile è isometrico e disegnato a mano, con un’estetica fumettistica che ricorda Darkest Dungeon, ma con ambientazioni e personaggi nitidi e funzionali. Questo aiuta a mantenere leggibili gli attacchi nemici e la posizione del protagonista anche durante l’intensità di combattimenti affollati. Le cutscene narrative adottano invece uno stile pittorico più drammatico, che eccelle nel comunicare emozioni e contesto storico. Le ambientazioni si ispirano al Brasile del Sertão e riflettono con cura tonalità e atmosfera. Il contrasto tra zone illuminate dalla torcia di Pajeú e le ombre danzanti crea un impatto visivo notevole.
L’esperienza sonora completa il quadro. Una colonna sonora ricca di strumenti a corda, evocativa ma non invadente, contribuisce a contestualizzare culturalmente il setting e differenzia Hell Clock da tante altre soundtrack elettroniche del genere. Suoni ambientali, musica e doppiaggio portoghese contribuiscono a un’immersività rara per un indie roguelite.

Quanto è facile giocarci?
Giocabilità e accessibilità: il gioco introduce gli elementi di sistema progressivamente, evitando di travolgere il giocatore. Opzioni come disattivare il timer o abbassare la difficoltà permettono di modulare l’esperienza, rendendo il titolo adatto sia ai completisti sfidati dal tempo sia a chi vuole esplorare la storia più a fondo. L’inventario delle reliquie è limitato e disporre di spazio vincola la scelta strategica degli oggetti equipaggiati. Tra le modalità post‑fini partita spicca Ascension Mode, attualmente in beta, che resetta progressi e abilità e introduce modificatori chiamati Penance per aumentare la difficoltà. In questa modalità le run sono limitate e richiedono pianificazione approfondita.
Nonostante i tanti punti di forza, il gioco non è perfetto. Durante gli scontri più intensi la schermata può affollarsi di nemici, proiettili ed effetti visivi, rendendo difficile distinguere Pajeú e causando morti che possono sembrare ingiuste. Inoltre, qualche inciampo tecnico è segnalato: cali di frame rate su Steam Deck e hardware meno potenti, occasionali crash e tempi di caricamento lunghi dopo run particolarmente lunghe. Alcuni giocatori trovano la curva iniziale ripetitiva: le prime run possono sembrare simili, prima di sbloccare potenziamenti significativi.
Inoltre, mentre lo sforzo di integrare una pagina poco nota della storia brasiliana è lodevole, per alcuni recensori la connessione tra struttura roguelike e contesto storico risulta puramente decorativa. La tragedia della Guerra di Canudos rimane più sfondo simbolico che vero fulcro narrativo, con la storia che spesso cede il passo all’azione senza approfondimenti contestuali.
Conclusioni e valutazioni
In sintesi, Hell Clock è un’opera sorprendente e ambiziosa. Offre un gameplay rapido, gratificante e stratificato, un sistema di progressione che premia l’investimento a lungo termine, e un’estetica visiva e sonora che trasporta il giocatore in modo autentico nel cuore di un conflitto storico poco rappresentato. Le scelte di design – dal timer alle reliquie, dalla Great Bell alle modalità Ascension – creano una tensione costante e un senso di crescita personale ad ogni run.
La trama e l’ambientazione, anche se talvolta poco approfondite, forniscono un tocco culturale e narrativo originale che distingue Hell Clock da molti altri titoli nel genere. Il doppiaggio in portoghese brasiliano, la grafica fumettistica ispirata e la colonna sonora evocativa arricchiscono l’esperienza di immersione.
Qualche limite tecnico e qualche picco di ripetitività nelle fasi iniziali non oscurano la qualità complessiva. Se vi appassionano i roguelike con forte enfasi sul ritmo, sulla sperimentazione di build e su un senso di progresso reale, Hell Clock è assolutamente da provare. Vale la pena affrontare le prime sfide, gestire il tempo che scorre, e lasciarsi sorprendere da quanto in profondità una piccola opera indie possa arrivare.
Alla conclusione di questa discesa infernale, emerge un titolo che, pur imperfetto, riesce a miscelare storia, arte e azione in un pacchetto coeso e originale. Hell Clock non solo diverte, ma invita anche a riflettere — e se cercavate un roguelike che sappia stupire più che ripetere, avete trovato il vostro orologio infernale.