VHS World ’89 – Recensione

VHS World ’89 – Recensione

by Shalashaska
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VHS World ’89 parte da un’idea tanto semplice quanto particolare: siamo nel 1989, abbiamo appena ricevuto le chiavi di una videoteca e ci troviamo davanti a una situazione tutt’altro che ideale. Gli scaffali sono vuoti e ben 3.360 videocassette sono sparse sul pavimento. Il nostro compito è raccoglierle, capire a quale genere appartengono e riportarle lentamente al loro posto.

Non c’è una grande avventura da vivere, nessun antagonista e nessuna emergenza da affrontare. Il vero obiettivo è semplicemente trasformare il caos in ordine.

Ed è proprio questa semplicità a definire l’intera esperienza.

VHS World ’89 appartiene a quella categoria di videogiochi che prendono attività apparentemente banali – pulire, sistemare, organizzare – e le trasformano in esperienze sorprendentemente rilassanti. È un titolo che non cerca di rubare l’attenzione con continui stimoli, ma invita il giocatore a rallentare.

Il gameplay: raccogliere, riconoscere, sistemare

Il ciclo di gioco è immediato. Ci si muove all’interno della videoteca, si raccolgono le cassette, si osservano titolo e copertina e si decide dove collocarle. I reparti sono 14, suddivisi tra generi come Azione, Commedia, Horror, Fantascienza, Drammatico, Bambini, Romantico, Thriller, Western, Fantasy, Avventura, Sport, Poliziesco e Anime.

La classificazione non è quindi completamente automatica. Il giocatore deve prestare attenzione a ciò che ha tra le mani, trasformando ogni VHS in una piccola operazione di riconoscimento. Questa componente è particolarmente riuscita perché impedisce al titolo di ridursi a un semplice “prendi e porta”. C’è una minima componente logica che mantiene attiva l’attenzione, senza però trasformare il gioco in un vero puzzle game. Il piacere maggiore arriva quando il grande mucchio iniziale comincia lentamente a diminuire. Allo stesso tempo, gli scaffali si riempiono e la videoteca assume finalmente l’aspetto di un vero negozio.

È una progressione visiva molto semplice, ma estremamente efficace.

La nostalgia come elemento di gameplay

L’ambientazione del 1989 non è un semplice rivestimento estetico. È il cuore dell’identità del gioco.

Le videocassette presentano centinaia di copertine parodistiche ispirate a film riconoscibili, creando una sorta di caccia ai riferimenti cinematografici. Alcune richiamano chiaramente opere famose come Labyrinth, Ghost in the Shell e Weekend at Bernie’s.

Questo approccio funziona perché permette di scoprire qualcosa anche mentre si svolge un’attività estremamente ripetitiva. La domanda non è più soltanto “dove devo mettere questa cassetta?”, ma anche “a quale film sta facendo riferimento?”. La videoteca diventa così una piccola capsula del tempo, costruita attraverso scaffali, copertine e musica dal sapore anni Ottanta.

Nessuna pressione: la scelta più importante

Una delle caratteristiche più apprezzabili è l’assenza quasi totale di pressione. Non esiste un timer, non bisogna raggiungere un determinato punteggio e non c’è un game over. È possibile giocare per pochi minuti oppure dedicare diverse ore alla sistemazione del negozio. Questa decisione determina completamente il ritmo dell’esperienza.

VHS World ’89 non vuole farci sentire dei dipendenti sotto pressione. Vuole farci vivere il piacere dell’ordine. Il risultato è quasi meditativo. Dopo una giornata impegnativa, può essere piacevole entrare nella videoteca, raccogliere qualche cassetta e sistemarla senza preoccuparsi di obiettivi, classifiche o prestazioni. Naturalmente, questa stessa caratteristica può diventare un limite per chi ha bisogno di maggiore varietà.

La progressione migliora il lavoro

Per evitare che il gameplay rimanga completamente statico, ogni cassetta sistemata correttamente permette di ottenere punti da spendere in abilità. Queste possono rendere più efficiente il lavoro, permettendo ad esempio di trasportare più cassette, individuare più facilmente la destinazione di un titolo o automatizzare alcune operazioni.

È un sistema semplice, ma importante.

Il problema è che alcune delle abilità più interessanti possono essere scoperte relativamente tardi o senza una spiegazione particolarmente evidente. Una delle prime recensioni, per esempio, racconta di aver scoperto il menu delle abilità soltanto dopo aver già sistemato più di 150 cassette.

Una maggiore chiarezza iniziale avrebbe probabilmente migliorato il ritmo delle prime ore.

Il rischio della ripetitività

Ed è proprio qui che VHS World ’89 mostra il suo limite più evidente.

Le 3.360 cassette rappresentano contemporaneamente il suo più grande pregio e la sua più grande debolezza.

Per chi ama i giochi di organizzazione, rappresentano un’enorme soddisfazione. Per altri possono diventare un lavoro ripetitivo molto rapidamente.

Il problema non è tanto la quantità di cassette, quanto il fatto che le meccaniche fondamentali cambiano relativamente poco. La progressione serve soprattutto a rendere più veloce ciò che stavamo già facendo.

Una recensione ha evidenziato proprio questo aspetto: alcune abilità molto potenti vengono sbloccate abbastanza presto rispetto all’enorme quantità di cassette presenti, riducendo progressivamente la necessità di classificare manualmente ogni oggetto.

È una scelta che rende il gioco più comodo, ma che rischia anche di togliere parte della soddisfazione derivante dal gesto manuale.

Un comparto tecnico al servizio dell’atmosfera

Visivamente, VHS World ’89 sceglie un approccio low-poly semplice e funzionale. Non cerca il realismo, ma punta sulla leggibilità degli ambienti e sulla riconoscibilità delle cassette.

La direzione artistica è coerente con il carattere rilassato dell’esperienza.

Interessante anche la dichiarazione ufficiale sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale: gli sviluppatori specificano che modelli 3D, musica e icone dell’interfaccia sono stati realizzati da esseri umani, mentre l’IA generativa è stata utilizzata per alcune texture.

È un elemento che può far discutere, soprattutto perché le copertine delle VHS rappresentano una parte importante dell’identità visiva del gioco.

Un’esperienza particolare, ma non universale

VHS World ’89 è difficile da giudicare secondo i parametri tradizionali.

Non offre una storia memorabile, non propone combattimenti e non cerca di sorprendere continuamente il giocatore. La sua forza sta proprio nel fare poche cose e farle seguendo una filosofia precisa.

È un gioco da mettere in sottofondo, un’esperienza da affrontare mentre si ascolta musica o un podcast, oppure semplicemente un modo per staccare dalla frenesia degli altri videogiochi.

E il fatto che gli sviluppatori stiano lavorando anche a una modalità cooperativa potrebbe rappresentare un’interessante evoluzione dell’esperienza, soprattutto perché il lavoro di sistemazione si presta naturalmente a essere condiviso.

Conclusione

VHS World ’89 è una piccola esperienza indie che trova la propria identità nella semplicità. Non vuole essere più grande di quello che è e, proprio per questo, riesce a proporre un’esperienza coerente dall’inizio alla fine.

La sensazione di trasformare una videoteca completamente devastata in un negozio ordinato è genuinamente appagante. Le copertine parodistiche aggiungono un piacevole elemento nostalgico, mentre il sistema di abilità offre una progressione sufficiente a rendere meno macchinose le operazioni più ripetitive.

Dall’altra parte, la ripetitività è inevitabile e rappresenta il principale ostacolo alla fruizione. Chi non trova soddisfazione nelle attività di catalogazione potrebbe esaurire rapidamente il proprio interesse. Anche la progressione, secondo alcune prove, tende a diventare molto potente prima di aver completato una parte significativa delle 3.360 cassette.

Ma per il pubblico giusto, VHS World ’89 può diventare quasi terapeutico.

Non è un gioco che chiede di vincere. Chiede semplicemente di mettere ordine. E, sorprendentemente, può essere proprio questo il motivo per cui vale la pena provarlo.

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